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Ecco il modo migliore per realizzare il peggior corso E-learning 1
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Ecco il modo migliore per realizzare il peggior corso E-learning 1

Every day, our brains are bombarded by a barrage of notifications and an onslaught of information and new content to explore and learn Yet we're also subjected to a myriad of variables that distract us.

 

Key data on the use of mobile devices, the internet and social media provide some food for thought: having access to such vast amounts of different tools and information can lead to a strong feeling of cognitive disorientation.

 

There’s a reason for all of this.

What we call the attention curve is the short frame of time when our minds are physiologically able to concentrate on a certain topic and so are primed and ready for successful learning.

Attention sky rockets and peaks in about 7 minutes, and then begins to decrease.

 

Various cognitive psychology theories agree on one thing: if the cognitive load (i.e. the amount of information that our memory has to process within a certain period of time) is too high, it may use up the cognitive resources required to learn and become gridlocked.

 

In light of these studies and theories, this easybook provides some tips to help you learn in the best way possible, stress-free and enthusiastically.

 

With this book you’ll learn:
 

•    The inbuilt mechanisms of your brain that influence learning

•    How to manage cognitive load using two key tools: content segmentation and pacing

•    The 7Minutes solution, the cornerstones when it comes to accessible, micro and mobile online training.

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Elearning: (ri)Partiamo Insieme

2020-06-28 12:18

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Digital learning, Best practice, Trend, steve Jobs, storyline, italog, e-learning heroes, lms, rise, futuro, videocall, formazione online, Zoom, Digital Transformation,

Elearning: (ri)Partiamo Insieme

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Diciamoci la verità. Il nostro settore non deve ripartire. Noi dobbiamo proprio PARTIRE.



Che siate imprenditori, progettisti didattici, sviluppatori... Quante volte chiacchierando con qualcuno avete detto “Io lavoro nell’elearning” e la risposta del vostro interlocutore è stata “Che cos’è che fai?”



Oggi, per la prima volta nella storia italica, l’industria del Digital Learning (non chiamiamola Didattica a Distanza, per piacere!) ha l’opportunità di uscire allo scoperto e farsi conoscere da tutti.



La tragedia provocata dal Covid ha inevitabilmente posto sotto la luce dei riflettori l’opportunità di lavorare e imparare da remoto, aprendosi a realtà aziendali e organizzazioni in generale, che non avevano mai alzato lo sguardo oltre la tradizionale comunicazione in presenza.


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Una tragedia che genera cambiamento



Il cambiamento, per necessità, è avvenuto in modo repentino e l’assenza di benchmark ha portato alla scelta della strada più facile ma pericolosa: la trasposizione dell’aula in digitale. Formatori cui è stato chiesto di passare ore e ore davanti allo schermo e studenti cui è stato chiesto di andare oltre le loro naturali e umane capacità di sopportazione del carico cognitivo. Dalle scuole alle aziende quindi, tutti hanno messo in atto un pericoloso piano di formazione che ha fatto ripiombare il nostro lavoro indietro di 15 anni.



Piattaforme come Zoom, Teams, Meet, hanno visto incrementare i loro accessi in modo vertiginoso. Zoom è passata da 10 milioni di utenti al giorno a 300 milioni ed il fatturato è cresciuto fino a sfiorare la soglia dei 350 milioni di Dollari su base trimestrale.



La buona notizia per noi è che la crescita di Zoom ci racconta anche che le aziende clienti con più di 10 dipendenti (quindi realtà micro o piccole) sono cresciute del 354%, e la durata delle videocall ha raggiunto la cifra iperbolica di duemila miliardi di minuti solo ad Aprile.



Le possibili conseguenze



Ma qual è stata la conseguenza di tanto rumore? Cosa avverrà nei prossimi mesi?


Da un lato, molte persone e organizzazioni si sono avvicinate al digitale. Dall’altro, lo hanno fatto soltanto in uno dei modi possibili:


sfruttare le ormai famigerate e odiate call

. Verosimilmente, “Scusa ho una call” è stata la frase più pronunciata nelle case degli italiani. Subito a seguire, “Mi vedi? Mi senti?”




Questo ha generato una spaccatura tra chi ha intravisto una nuova alternativa all’interno del proprio mestiere o del proprio modo di aggiornarsi, e chi invece arrivato all’ennesima call, ha deciso di non farne più uso una volta finita l’emergenza.



I primi, probabilmente, hanno iniziato a documentarsi e capire come è strutturata la nostra industria. I secondi - altrettanto probabilmente - non vorranno più rivederla nemmeno in cartolina.


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È come se guardando un diamante, tutti si fossero concentrati sull’osservarne una sola faccia. Non vogliamo assolutamente condannare i webinar, intendiamoci. Anzi! Nei contesti in cui è corretto usarli, sono spettacolari. Ma rappresentano soltanto una delle opzioni.



Eccolo, il grande rischio che stiamo correndo: tornare indietro ai primi anni 2000, quando i corsi online erano poco più di un PDF interattivo o di una presentazione giraslide, e gli studenti - giustamente - si sono ribellati facendo di fatto sparire un intero settore prima ancora di farlo sviluppare. Ciò causò un gap tra l’Italia e molti altri Paesi, che ancora oggi ci portiamo dietro e fatichiamo enormemente a superare. Ma che DOBBIAMO superare.



Oltre alle call c’è di più



Negli ultimi 15 anni i pionieri dell’industria del Digital Learning, indipendentemente che si parli di aziende o singole persone, ricercatori e influencer, hanno trovato, sperimentato e proposto al mercato molti modi diversi ed innovativi di fare formazione online. Oggi lo scenario è variegato e propone diverse alternative in termini di software, piattaforme, metodi per la trasmissione delle informazioni, supporti tecnologici.


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I contenuti possono essere creati con tool che mettono (quasi) chiunque nella condizione di poter realizzare corsi online interattivi, efficaci, efficienti e divertenti grazie al fatto che la programmazione di codice non è più richiesta. Articulate, Adobe, Lectora, Camtasia sono i più utilizzati e consentono di sfruttare anche il Browser web come ambiente di impaginazione, come nel caso di Rise di Articulate, che è anche totalmente responsive (consente cioè l’automatico adattamento grafico dei contenuti sulla base del dispositivo utilizzato per vederli).



I corsi possono essere trasmessi via computer, tablet, smartphone, visori, smartwatch, occhiali smart e poi essere installati su piattaforme LMS che tracciano il comportamento degli utenti come Docebo o Moodle, oppure possono essere inseriti all’interno di spazi web così come di tool per la condivisione e la gestione delle attività come Slack, Asana o Workplace di Facebook. L’apprendimento infatti, si sta trasformando (anche) in un luogo di scambio informale delle informazioni, in cui i colleghi diventano istruttori temporanei grazie alla condivisione delle esperienze personali. L’esaltazione del modello 70:20:10, se vogliamo, o la sua nuova declinazione.



Storytelling, gamification, simulazioni, esercitazioni, situazioni collaborative, momenti di attività social sono solo alcune delle modalità in cui le informazioni possono essere trasmesse, in una logica che tende ad essere sempre meno top-down e sempre più pull, cioè con gli studenti al centro dell’attenzione e utenti attivi che vanno alla ricerca dei contenuti in modo autonomo ed autosufficiente. La diffusione capillare delle intelligenze artificiali (Amazon e Facebook ne sono imbottite, per esempio) porta chi crea corsi e chi li distribuisce a ragionare in ottica di per-corsi di apprendimento e non più di corsi di formazione, lasciando alla tecnologia l’onore e l’onere di proporre contenuti adatti agli studenti, basandosi sull’uso di algoritmi che individuano lacune o argomenti di potenziale interesse.



Cosa dobbiamo fare



Sfregarci le mani e metterci a lavorare.



Abbiamo appena cominciato a camminare ed è ora di iniziare a correre.



Dobbiamo creare consapevolezza digitale, quella che oggi va di moda chiamare Digital Transformation. Dobbiamo informarci ed informare chiunque possa avere necessità o piacere di passare ad un sistema di crescita online in relazione al fatto che le opportunità sono tante e diverse.



Ci sono interi mondi da scoprire ed esplorare, e noi siamo pionieri, esploratori e viaggiatori nel tempo. Abbiamo la meravigliosa e rara chance di essere i primi a creare opportunità per i nostri simili.



Il nostro obiettivo è mettere in condizione gli altri esseri umani di crescere e credere nel progresso che accompagna la divulgazione del sapere utile.



Dipende tutto da noi. Dipende tutto da te.



Gabriele Dovis



CEO di Mosaicoelearning


 


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