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IA vs ID: cosa devono aspettarsi gli Instructional Designer del futuro?

2026-04-28 16:56

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IA vs ID: cosa devono aspettarsi gli Instructional Designer del futuro?

Voci di corridoio dicono che l'Intelligenza Artificiale ci sostituirà in larga parte, e che ricoprirà il ruolo di Instructional Designer: la scrittura

Voci di corridoio dicono che l'Intelligenza Artificiale ci sostituirà in larga parte, e che ricoprirà il ruolo di Instructional Designer: la scrittura di corsi è ormai un task da delegare all’IA per risparmiare tempo e denaro. Sebbene queste voci siano state smentite, possiamo tutti affermare che l’utilizzo massivo delle intelligenze artificiali sta modificando il nostro lavoro. È vero che molti si affidano sempre di più ai chatbot per sfornare contenuti velocemente, ma è anche vero che ciò che viene restituito deve essere attentamente valutato e curato ed editato da un professionista. Per questo, vale la pena soffermarsi sulle nuove esigenze che emergono da questa trasformazione per capire come si evolverà il nostro ruolo nella produzione di formazione aziendale.

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Quando l'AI entra nel processo

A partire dagli ultimi due anni, chiunque progetti percorsi di apprendimento si affida in qualche misura agli strumenti di IA generativa: testi, di quiz, avatar, audio sintetici, e contenuti vengono generati con una velocità di produzione senza precedenti. Ma velocità non sempre vuol dire qualità, ed è proprio qui che il ruolo dell’ID diventa essenziale. Per garantire un risultato di qualità, e quindi di impatto, è necessario sfoderare un ventaglio di competenze umane che, grazie all’IA e alle sue limitazioni, in un certo qual modo vengono messe in risalto. Metterle in pratica all’interno di un progetto non è questione di qualche click. Tra tante, l’ID deve sfruttare le capacità di andare a fondo, di fare le domande corrette e di guidare l’IA nello svolgimento di una richiesta realmente pertinente al bisogno formativo. Solo in questo modo si raggiunge una formazione che centra i bersagli giusti.

Dirigere l’orchestra

Quando delegare la produzione di bozze, varianti di testo o strutture di moduli formativi diventa la norma, l'ID può concentrare la propria energia su ciò che l'AI non riesce a fare:
 

  • L'analisi dei bisogni formativi: capire davvero cosa serve, a chi, e perché. Un Instructional Designer lavora innanzitutto sulla comprensione delle esigenze umane: il contesto organizzativo, i bisogni reali delle persone, gli obiettivi di business che stanno dietro alle richieste formative. Sappiamo bene che spesso quello che viene richiesto non è quello di cui c'è realmente bisogno.
     
  • Il design dell'esperienza: l’ID non decide solo cosa serve imparare, ma anche come viene vissuta l’esperienza formativa, tenendo conto di motivazione personale, contesto e del tempo reale che i discenti possono dedicare alla formazione.
     
  • L’input creativo: L’ID può rimanere in capo della direzione artistica di un progetto, pensando a storie, a framework narrativi, gamification, usando l’IA come compagna di brainstorming a cui affidare i task ripetitivi e meno creativi.
     
  • La cura e il giudizio dell’output: quando l'IA produce, un umano deve sempre valutare se quello che ha prodotto è accurato, pertinente, eticamente corretto, allineato alla cultura dell'organizzazione.
     
  • Le relazioni: l’ID deve sempre tenere le fila delle relazioni con i clienti, con gli esperti, con chi apprende, per costruire un rapporto di fiducia duraturo che nessuna IA riuscirebbe a mantenere.
     

In questo modo, possiamo definire l'Instructional Designer la persona che dirige l’orchestra, ovvero la persona che coordina strumenti, competenze e risorse per costruire un percorso che funzioni davvero.

Nuove competenze e rischi da arginare

L'Instructional Designer di domani, ma in realtà anche quello di oggi, è chiamato non solo a potenziare le capacità che già possiede, ma ad ampliare il suo portfolio di nuove competenze. Prima tra tutte, dovrà figurare nel curriculum un’AI literacy solida. Questo significa che l’ID dovrà essere una persona esperta di IA; dovrà capire come funzionano gli strumenti, sapere come costruire prompt efficaci e comprendere come integrare l'IA nel flusso di lavoro senza perdere la bussola.
 

Questo è essenziale anche per arginare dei rischi non marginali: l'ID deve avere un’assoluta e piena comprensione delle regole del gioco. l’IA tende a generare output plausibili, ben formattati, con un linguaggio fluente, ma non sempre corretti. Senza interrogarci sulla qualità degli output, verificare le fonti, chiederci se il tono e il contenuto siano davvero appropriati, rischiamo di dare l’ok a contenuti mediocri, poco personalizzati, pieni di pregiudizi e bias.
 

La capacità di pensiero critico dell'ID è per questo più importante che mai per usare l'IA in modo consapevole, conoscendone e imparandone i limiti, sapendo quando fidarsi e quando no, e mantenendo il controllo dell'intero processo.

Conclusione

Quando produrre contenuti formativi diventa alla portata di tutti, la vera differenza la fanno i professionisti capaci di leggere le esigenze umane. Per questo motivo è probabile e auspicabile che l'Instructional Designer resti una figura centrale nella progettazione della formazione, nella veste di guida capace di indirizzare il cliente verso le soluzioni migliori per l’azienda e, soprattutto, per le persone che ne fanno parte.

Alessia Parrino

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